venerdì 23 gennaio 2026

Greg Sneddon - Mind Stroll 1975 (Symphonic Prog) - Una Perla Dimenticata (Australia)

                        Greg Sneddon - Mind Stroll 

                                                       Una Perla Dimenticata

                                                                      1975

                                                Australia

Greg Sneddon - Mind Stroll

In un'epoca in cui il rock progressivo ha dato voce a emozioni profonde e a sonorità innovative, Greg Sneddon emerge come un artista di culto che merita di essere riscoperto. Nonostante la sua carriera musicale negli anni '70 sia stata breve e poco documentata, il suo album del 1975, Mind Stroll, racchiude un mondo sonoro che sfida il tempo. Con intricate melodie, arrangiamenti raffinati e un'atmosfera onirica. Quest'opera è un vero e proprio tesoro nascosto per gli amanti del progressive rock. Preparatevi a esplorare i segreti di un album che va oltre la superficie per svelare la vera essenza di un'epoca musicale vibrante.
Nel panorama musicale attuale, spesso dominato da nomi ben noti, la figura di Greg Sneddon si staglia come un enigma affascinante, la cui creatività è stata ingiustamente trascurata. Il suo album, Mind Stroll, è un'opera che incarna la bellezza e la complessità del rock progressivo degli anni '70. Con arrangiamenti che mescolano synth eterei, melodie intricate e una vocalità poderosa, Sneddon riesce a catturare l'ascoltatore in un viaggio sonoro mozzafiato. Scoprire quest’album non è solo un’omaggio a un artista di nicchia, ma un invito a rimanere coinvolti in una narrazione musicale che continua a risuonare nei cuori di chi ha il privilegio di ascoltarla.
Immaginate di trovarvi in un paesaggio sonoro ricco di emozioni, dove ogni nota trasmette la bellezza di un'epoca e la complessità della natura umana. Greg Sneddon, un musicista australiano poco conosciuto, ha saputo catturare tutto ciò nel suo album del 1975, Mind Stroll. Questo lavoro, pur non avendo ricevuto l’attenzione che meritava, è un capolavoro di rock progressivo che unisce il calore del pianoforte a potenti chitarre e arrangiamenti orchestrali. In questo articolo, ci immergeremo nell’universo musicale di Sneddon per scoprire non solo la sua arte, ma anche la ricchezza di un'esperienza che continua a emozionare e ispirare gli ascoltatori di oggi.
Greg Sneddon è un musicista australiano poco noto, ma non meno affascinante, attivo negli anni '70, che ha compiuto un’importante incursione nel mondo del rock progressivo con il suo album del 1975, intitolato Mind Stroll, pubblicato sotto l'etichetta Mushroom Records, che ha contribuito a fare da trampolino di lancio a molti artisti emergenti dell'epoca. Dopo questo lavoro, Sneddon è praticamente scomparso dalla scena musicale, lasciando dietro di sé un’opera che, purtroppo, non ha ricevuto l’attenzione che meritava. L'album si distingue per la sua straordinaria espressione del rock progressivo melodico, evocando le sonorità della band australiana Sebastian Hardie, con una coralità che riflette la bellezza dei paesaggi australiani e la complessità della natura umana. Arricchito da passaggi di synth e mellotron, insieme a raffinati arrangiamenti di pianoforte, la musica di Mind Stroll riesce a trascinare l'ascoltatore in un viaggio quasi onirico attraverso atmosfere eteree e momenti di intensa introspezione. La potente voce di Dayle Alison si erge come un faro luminoso tra le nuvole sonore, aggiungendo un ulteriore strato di emozione e profondità al progetto. La traccia principale si estende per quasi 10 minuti, presentando un pianoforte emotivo che si intreccia con arrangiamenti orchestrali, dando vita a una musicalità che è stata considerata tra le migliori del suo genere, capace di attraversare il tempo e rimanere impressa nella memoria degli ascoltatori più attenti. Quest’opera non è solo un album; è un’esperienza che continua a risuonare nei cuori di chi ha il privilegio di scoprirla.
Gli arrangiamenti, che alternano delicati momenti a ritmi più energici, creano un mix di grande classe, capace di catturare l'immaginazione dell’ascoltatore e di trasportarlo in un’avventura sonora ricca di sfumature e profondità. La struttura delle canzoni, coniugando passaggi melodici e sezioni più intricate, riflette l'influenza della musica classica, rivelando un omaggio agli artisti pionieri del progressive rock. Queste influenze non si limitano a semplici citazioni; si manifestano attraverso un dialogo tra gli strumenti, dove il pianoforte guida con grazia e i synth avvolgono ogni nota in un tessuto sonoro. Sebbene sia un album dimenticato, ha goduto di una ristampa in Giappone, dove gli appassionati hanno riscoperto la sua bellezza ancestrale e i segreti custoditi al suo interno. Nonostante la qualità della registrazione non sia delle migliori, con alcune imperfezioni udibili che perdono un po' di quel calore analogico, esso rappresenta un’opera degna di nota e un tesoro per i collezionisti di vinili, che sanno apprezzare l'arte oltre la tecnica. Pur non cercando di innovare radicalmente, la piacevolezza della musica è indiscutibile; riesce a evocare sensazioni di nostalgia e riflessione profonda, creando un'atmosfera avvolgente che invita l'ascoltatore a perdersi in una meditazione sonora. Ogni ascolto rivela nuovi dettagli e inclinazioni che arricchiscono l'esperienza di chi si avventura in questo viaggio musicale, rendendolo un'opera da esplorare e rivalutare nel tempo.
Le chitarre potenti si integrano armoniosamente con il pianoforte, il cui timbro delicato e malinconico crea un contrasto affascinante con le secche distorsioni delle chitarre. Ogni musicista ha apportato un contributo significativo al progetto, rendendo l'album un esempio di sincera e creativa collaborazione che si percepisce in ogni traccia. Questa sinergia tra diversi strumenti non solo arricchisce l'ascolto, ma costruisce anche un paesaggio sonoro unico che trasporta l'ascoltatore in un viaggio emotivo. Per gli appassionati di prog, quindi, questo lavoro è un ascolto imprescindibile; evoca ricordi di brani indimenticabili degli Yes e dei Genesis, e offre melodie intricate che si snodano come storie, imbottite di virtuosismi strumentali e arrangiamenti audaci. L'esperienza musicale che ne deriva trascende il tempo, facendoci sentire come se stessimo esplorando nuovi orizzonti sonori, il tutto mentre ci troviamo avvolti in un abbraccio nostalgico. Nonostante la sua scarsa visibilità commerciale, Mind Stroll continua a prosperare tra i cultori del genere, che ne apprezzano l’autenticità e lo spirito avventuroso, rendendo Sneddon una figura misteriosa ma affascinante in questo angolo della storia musicale. La sua musica non è solo un prodotto artistico; è una testimonianza di un'epoca in cui la passione, l'innovazione e la pura espressione musicale regnavano sovrane, lasciando un'impronta che continua a risuonare nelle generazioni future.

Tracks list:

1) Mind Stroll
2) Winter
3) Take It Slow And Easy
4) A Spell Of Destruction
5) Minuet in E
6) Concerto For Two Handed Plectrum / Madman

Line-up

Greg Sneddon - pianoforte, Mellotron, clavinet Hohner Hammond B3, sintetizzatore ARP Pro,spinnet, Fender Rhodes, percussioni, voce, plettro a due mani, compositore

Con:
Phil Butson - chitarre
Dayle Alison - voce, percussioni
Jerry H. Speiser - batteria, voce
Gary Ricketts - basso, voce (6)

                                                                     Mind Stroll (9:38)


lunedì 19 gennaio 2026

Franco Battiato - Il Lungo Viaggio 2026 (Film Tributo)

                          Franco Battiato - Il Lungo Viaggio

                                             Film Tributo

Battiato Franco - Il Lungo Viaggio

Franco Battiato – “Il Lungo Viaggio" (2/3 e 4 febbraio al Cinema)

Introduzione

Il film "Franco Battiato - Il Lungo Viaggio", in uscita il 2 febbraio, si propone come un ritratto intimo e innovativo della vita e dell'opera di uno dei più significativi protagonisti della musica italiana. La pellicola, destinata sia ai fan accaniti di Franco Battiato sia agli appassionati di storia musicale, si immerge nella complessità di un percorso artistico che ha lasciato un segno indelebile nel panorama culturale e cinematografico.

Con uno sguardo attento ai retroscena della carriera del cantautore, il film non si limita a rappresentare un semplice racconto biografico, ma diventa un vero e proprio viaggio “lungo” nel tempo, nelle emozioni e nelle trasformazioni che hanno caratterizzato l’evoluzione della musica italiana. Attraverso una colonna sonora ricca ed evocativa, che riprende le composizioni indimenticabili di Battiato, il regista ci invita a riflettere sul valore artistico di un uomo che ha saputo unire tradizione e innovazione.

Trama

"Il Lungo Viaggio" racconta in modo delicato e ben strutturato il percorso personale e artistico di Franco Battiato, tracciando la sua evoluzione dalla giovinezza fino ai successi maturati nei decenni. La pellicola si apre con immagini d’epoca e testimonianze che dipingono il contesto socio-culturale degli anni ’70 e ’80, enfatizzando un periodo in cui la musica era in continua effervescenza e sperimentazione.

Senza cadere nel banale racconto biografico, il film si propone di esplorare le radici e le ispirazioni che hanno alimentato l’arte di Battiato, soffermandosi sul suo rapporto con la musica e la filosofia. La narrazione è scandita da momenti di riflessione interni e dialoghi intensi, che rivelano al pubblico le sfumature di un uomo tra il sogno musicale e la realtà quotidiana. Il viaggio del protagonista si intreccia con aneddoti personali e incontri significativi, creando un mosaico ricco di colori ed emozioni, capace di trasmettere la passione con cui Battiato ha sempre vissuto la sua arte.

Il regista evita spoiler e anticipazioni eccessive, mantenendo la suspense e il fascino del mistero,  lasciando spazio a una visione che stimola la curiosità. Gli spettatori avranno l’opportunità di vivere, quasi in prima persona, le trasformazioni e le scelte artistiche che hanno contraddistinto l’intera carriera del maestro.

Analisi Musicale

Uno degli aspetti più coinvolgenti del film è senza dubbio la colonna sonora, che gioca un ruolo fondamentale nell’atmosfera e nell’interpretazione della storia. Le composizioni di Franco Battiato, capaci di fondere elementi di musica classica, rock, elettronica e sperimentale, vengono riproposte in chiave cinematografica per evocare un senso di nostalgia e innovazione.

La colonna sonora, curata nei minimi dettagli, di fatto diventa un personaggio a sé stante all’interno della pellicola. Le note che hanno caratterizzato le sue opere sono qui reinterpretate e “trasformate”, accompagnando il racconto di un viaggio interiore e artistico. Ogni brano si integra perfettamente con le immagini, creando un connubio perfetto tra suono e visione che rafforza l’impatto emotivo e narrativo del film.

Si evince chiaramente come le composizioni di Battiato influenzino l’atmosfera del film: esse scandiscono i momenti di introspezione e di rivelazione, contribuendo a creare un ambiente sospeso tra realtà e sogno. L’attenzione al dettaglio, nel riprodurre fedelmente lo spirito innovativo dei suoi lavori musicali, permette al pubblico di riscoprire i brani più celebri e, allo stesso tempo, di apprezzare le sfumature inedite di una narrazione che va ben oltre la semplice cronaca biografica.

Inoltre, il film sfrutta sapientemente la musica come mezzo per esplorare il rapporto di Franco Battiato con il cinema, evidenziando come il linguaggio visivo e sonoro si fondano in un dialogo continuo. Questo approccio rende “Il Lungo Viaggio” un’opera che parla sia ai cultori della musica che agli appassionati del grande schermo, offrendo una visione originale che celebra l’innovazione e la versatilità dell’arte del maestro.

Critica

La pellicola si distingue per il suo equilibrio tra emozione, riflessione e analisi critica. In un panorama cinematografico spesso dominato da rappresentazioni convenzionali, "Franco Battiato - Il Lungo Viaggio" si pone l’obiettivo di offrire una prospettiva autentica e intima, che valorizza non solo i successi artistici del protagonista, ma anche le sue fragilità e i momenti di dubbio.

Dal punto di vista registico, il film risulta ben strutturato e visivamente coinvolgente. L’uso sapiente di immagini d’epoca, interviste esclusive e sequenze oniriche, rende omaggio alla carriera di Battiato senza cadere nel sentimentalismo eccessivo. Ogni scelta narrativa è calibrata per mantenere alta l’attenzione dello spettatore, alternando momenti di introspezione a passaggi più dinamici e ritmati.

Un altro aspetto eccellente è la capacità del film di trattare la figura di Franco Battiato come un pioniere della musica italiana, evidenziando il suo contributo rivoluzionario in un’epoca in cui la sperimentazione musicale era all’ordine del giorno. La pellicola riesce a trasmettere come il suo lascito non si limiti alle composizioni famose, ma si estenda anche alla sua visione del mondo, alla sua ricerca costante di nuovi orizzonti e alla sua capacità di anticipare tendenze artistiche che avrebbero poi segnato la cultura popolare.

Tuttavia, la narrazione non è priva di criticità. Alcuni spettatori potrebbero trovare il ritmo in certi passaggi un po’ troppo meditativo, quasi rallentato, in linea con l’introspezione del soggetto trattato. Questa scelta stilistica, comunque, si sposa perfettamente con la personalità di Battiato, schematizzando il percorso di un uomo che ha sempre preferito agire piuttosto che spiegare; che ha lasciato che la musica parlasse per lui.

In termini di sceneggiatura, la pellicola si svincola con eleganza dalla mera biografia, offrendo un’esperienza ricca di sfumature e di simbolismi che invitano lo spettatore a una riflessione più ampia sul rapporto tra arte, vita e cinema. La decisione di inserire una serie di testimonianze affettive, che spaziano da collaboratori a critici musicali, arricchisce il discorso e offre un quadro completo dell’impatto culturale e artistico di Franco Battiato.

Il contributo della colonna sonora risulta particolarmente lodevole. Infatti, l’integrazione delle composizioni originali in un nuovo contesto narrativo evidenzia come la musica possa diventare un ponte tra passato e presente, creando un fil rouge che lega insieme diverse epoche e culture. È un elemento che conferisce al film una dimensione quasi ipnotica, in cui il suono e l’immagine si fondono per esprimere emozioni profonde e universali.

Conclusione

Il film "Franco Battiato - Il Lungo Viaggio" rappresenta una celebrazione intensa e ben meditata della vita e dell’opera di un artista che ha saputo trasformare la musica in un linguaggio universale. Il film, grazie a una regia attenta e a una sceneggiatura ricca di riferimenti e simbolismi, riesce a rendere omaggio alla figura di Battiato, evidenziando il suo impatto sia nel panorama musicale che in quello cinematografico.

Con uno stile accessibile e coinvolgente, la pellicola si rivolge direttamente ai fan di Franco Battiato e a chiunque abbia una passione per la musica italiana. La scelta di adottare una narrazione in terza persona, arricchita da momenti riflessivi e ansie creative, permette di immergersi completamente nel percorso artistico del maestro. Le immagini d’epoca, le testimonianze e, soprattutto, la colonna sonora, creano un’esperienza sensoriale che va oltre la semplice visione, invitando lo spettatore a vivere un’esperienza quasi meditativa.

In definitiva, "Il Lungo Viaggio" si configura come un’opera imperdibile che riesce a bilanciare sapientemente la narrazione biografica con momenti di autentica introspezione artistica. Il film diventa un tributo vibrante e onesto a una figura che ha rivoluzionato la musica italiana, confermando il ruolo di Franco Battiato non solo come cantautore, ma anche come filosofo e innovatore culturale.

Gli appassionati e i cultori della musica troveranno in questa pellicola un’occasione unica per riscoprire il genio creativo di Battiato e per capire come le sue composizioni influenzino profondamente l’atmosfera cinematografica. Il viaggio proposto dal film non è solo quello geografico o temporale, ma anche emozionale e intellettuale, capace di condurre lo spettatore attraverso un percorso carico di significati e ricordi musicali.

Infine, la pellicola si presta perfettamente alla condivisione sui social network, grazie al suo messaggio universale e alla capacità di stimolare l’interazione fra gli appassionati di musica e di cinema. Condividere “Franco Battiato - Il Lungo Viaggio” significa, infatti, celebrare insieme una parte essenziale della nostra cultura musicale, riaffermando il valore del contributo di un artista che ha saputo raccontare, attraverso note e immagini, l’anima di un’intera generazione.

Prepariamoci quindi a vivere un’esperienza cinematografica coinvolgente e a riscoprire il lungo viaggio che ha segnato la storia della musica italiana. Invitiamo i lettori a condividere questa recensione e a discutere sui social network, alimentando così un dibattito appassionato e costruttivo attorno al mito di Franco Battiato e al potere della sua colonna sonora.

https://www.progressiverock-genesismarillion.com/search?q=franco+battiato

Nino A.

                                                                       Trailer ufficiale

domenica 18 gennaio 2026

Nove Album che Catturano Splendidamente il Sound Spettacolare e Teatrale dei Genesis di Peter Gabriel

                                           Nove Album

        Che Catturano Splendidamente il Sound Spettacolare e Teatrale dei Genesis

                                                                     di 

                                            Peter Gabriel


Some Clones of Peter Gabriel's Genesis

                                                                      Nove Album 

    che catturano splendidamente il sound spettacolare e teatrale dei Genesis di Peter Gabriel


Babylon – Babylon (1978, USA)

Babylon - Babylon

Questo disco è probabilmente il più vicino al suono di The Lamb Lies Down on Broadway e Selling England by the Pound. Il cantante Doroccas (Rod Sacco) possiede un timbro e una teatralità che richiamano fedelmente Peter Gabriel, evocando le emozioni intense e le narrazioni incantevoli tipiche dell'epoca. Strumentalmente, l’intreccio tra tastiere e chitarre a 12 corde emana puro stile Steve Hackett/Tony Banks, creando un'armonia ricca e stratificata che accompagna testi visionari. Ogni traccia di questo album invita l'ascoltatore a una sorta di viaggio onirico, incapsulando l'essenza del prog rock degli anni '70.

                                                                            Full Album

Neuschwanstein – Battlement (1979, Germania)

Neuschwanstein – Battlement

Sebbene pubblicato alla fine del decennio, questo album è una capsula del tempo rimasta ferma nel 1973. È considerato il miglior "clone" dei Genesis, fondendo in modo sapiente l'epicità e la complessità della musica progressiva. La struttura ritmica complessa ma fluida è caratterizzata da un uso massiccio di Mellotron e Flauto, elementi che si intrecciano in un dialogo sonoro affascinante. Il brano Beyond the Bugle sembra un’appendice perduta di Foxtrot, quasi un'illustrazione musicale di una storia fantastica che si svolge tra paesaggi sonori evocativi e momenti di pura euforia.

                                                                          Full Album


Alusa Fallax – Intorno alla mia cattiva educazione (1974, Italia)

Alusa Fallax – Intorno alla mia cattiva educazione

Per chi ama la dinamicità dei Genesis, questo è il vertice del prog italiano "nascosto". Un concept album con transizioni repentine tra momenti pastorali e accelerazioni ritmiche violente, che gioca abilmente con le emozioni dell'ascoltatore. Gli incastri di fiati e tastiere evocano la complessità di The Musical Box, portando l'ascoltatore in un viaggio che esplora i temi dell'innocenza e della corruzione. La narrazione attraverso la musica è così potente che crea immagini vivide, rendendo ogni ascolto un’esperienza quasi cinematografica.

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Cathedral – Stained Glass Stories (1978, USA)

Cathedral – Stained Glass Stories

Un capolavoro di prog sinfonico americano incredibilmente tecnico che trascende le semplici etichette di genere. La somiglianza si manifesta non solo nella sezione ritmica e nell'architettura sonora, con un basso distorto e pulsante (in stile Chris Squire/Mike Rutherford), ma anche nella malinconica bellezza dei testi che raccontano storie di vita e mistero. L’utilizzo del Mellotron crea atmosfere gotiche e solenni, avvolgendo l’ascoltatore in un abbraccio sonoro avvolgente e complesso che sfida la convenzionale struttura della canzone. Ogni traccia è un viaggio emotivo, dove il prog incontra l’arte della narrazione.

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Kyrie Eleison – The Fountain Beyond the Sunrise (1976, Austria)

Kyrie Eleison – The Fountain Beyond the Sunrise


Questo gruppo austriaco ha operato nell'ombra, producendo un album incredibile che rappresenta forse l'esempio più estremo di dedicazione al suono "Gabrieliano". La voce è quasi indistinguibile da quella di Peter, imitando la sua capacità di esprimere vulnerabilità e potenza. Con suite lunghe, sognanti e ricche di cambi di tempo, ogni traccia si sviluppa come un'opera d'arte sonora, in cui i temi ricorrenti della ricerca e della speranza si intrecciano in un caleidoscopio di suoni e emozioni. Il risultato è un'esperienza immersiva che cattura l'essenza di un'epoca e la trasmette con passione.

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England – Garden Shed (1977, UK)

England – Garden Shed


Uscito nel 1977 per l'etichetta Arista, questo disco è considerato il "Graal" del prog inglese tardivo. È forse l’album che meglio cattura l’intreccio tra il Mellotron di Tony Banks e le chitarre a 12 corde di Steve Hackett, creando un paesaggio sonoro denso e vibrante. Nonostante l'anno di uscita, che già vedeva l'esplosione del punk, il suono è al 100% sinfonico, con strutture ritmiche complesse e un'atmosfera fiabesca tipica di Selling England by the Pound. Le composizioni si caratterizzano per una scrittura raffinata, capace di trasportare l’ascoltatore in mondi sconosciuti, dove la musica diventa un ponte tra nostalgia e innovazione.

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Arachnoid – Arachnoid (1979, Francia)

Arachnoid – Arachnoid


Un capolavoro cupo e teatrale che porta il suono dei Genesis verso territori più oscuri e claustrofobici. Chi apprezza il lato inquietante di The Musical Box o la drammaticità di The Lamb Lies Down on Broadway troverà in questo disco un'esperienza coinvolgente, con una voce teatrale e istrionica alla Gabriel, capace di evocare visioni disturbate e affascinanti. Mentre le tastiere tessono trame dense e inquietanti, i brani sembrano esplorare le paure interiori e le sfide esistenziali, rendendo questo album una gemma preziosa per gli amanti del prog più avanguardistico e sperimentale.

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Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più (1977, Italia)

Locanda delle Fate – Forse le lucciole non si amano più


Questo è l'ultimo grande risultato del prog italiano, considerato da molti persino superiore ai lavori di gruppi più noti. La struttura strumentale è incredibile: con l’utilizzo di due tastieristi e due chitarristi, si crea un tappeto sonoro fitto e delicato, che ricorda le sezioni più liriche di Trespass e Foxtrot. Ogni brano è un delicato equilibrio di melodie e armonie, colmo di richiami poetici che riflettono sul tempo e sull'amore. La dinamica ritmica è elegantemente "cortese", accarezzando l'ascoltatore mentre lo porta in un viaggio che celebra sia i sogni che le disillusioni della vita.

                                                                         Full Album


Mandalaband – Mandalaband (1975, UK)

Mandalaband – Mandalaband

Questo progetto ambizioso, nato dalla mente di David Durant, fonde rock progressivo e ambizioni orchestrali in un modo che pochi sono riusciti a eguagliare. L'album si apre con la suite“ Om Mani Padme Hum”, la quale per grandiosità e uso di cori/tastiere ricorda le composizioni più epic dei Genesis. Ogni sezione musicale costruisce un panorama sonoro ricco e stratificato, dove le chitarre presentano quel sustain tipico di Hackett, mentre la sezione ritmica è potente ma mai banale. Il risultato finale è un'opera che non solo intrattiene, ma invita anche alla riflessione, trasformando ogni ascolto in un'esperienza unica e coinvolgente.

                                                                           Full Album

venerdì 16 gennaio 2026

Oltre i Colossi: Otto Tesori del Progressive Rock Minore (1970 / 1979 )

       Oltre i Colossi: Otto Tesori del Progressive Rock Minore

                                                                       (1970 / 1079)

Otto Tesori del Progressive Rock Minore

1) Gnidrolog - Lady Lake (1972) UK

Gnidrolog - Lady Lake

Un disco straordinario e dimenticato, caratterizzato da passaggi complessi e virtuosismi che lasciano senza fiato. Questo album, spesso trascurato dagli amanti del prog rock, mescola elementi di jazz e musica classica in un caleidoscopio sonoro che sfida le convenzioni. Con testi poetici e arrangiamenti intricati, gli Gnidrolog riescono a trasmettere emozioni profonde, immergendo l'ascoltatore in un viaggio musicale che è sia intellettualmente stimolante che visceralmente coinvolgente.

                                                                          Full Album

 
 2) Yezda Urfa - Boris (1975) US

Yezda Urfa - Boris

Una rara gemma americana, auto-prodotta, che offre un suono incredibilmente sofisticato e innovativo, dimostrando un talento musicale raro. Il lavoro della band si distingue per la sua audacia e originalità, incorporando elementi di rock progressivo con influenze di musica folk e sperimentale, creando una fusione unica che attrae e sorprende. I brani sono caratterizzati da un'impeccabile maestria strumentale, con complesse progressioni armoniche che mantengono l'ascoltatore appassionato dall'inizio alla fine.

                                                  Three Tons of Fresh Thyroid Glands

3) Supersister - To The Highest Bidder (1971) Olanda

Supersister - To The Highest Bidder

Questa band olandese propone una fusione originale e innovativa di jazz, psichedelia e prog, lasciando un'impronta indelebile nella storia della musica. L'album è un perfetto esempio di come i vari generi possano intersecarsi, con melodie ipnotiche e ritmi avvincenti che evocano un'atmosfera sognante e mistica. I membri della band, tutti musicisti eccezionali, si esibiscono in improvvisazioni che sfidano la logica e si allontanano da qualsiasi convenzione.
 
                                                                           Full Album

4) Pell Mell - Marburg (1972) Germania

Pell Mell - Marburg

Un altro gioiello poco conosciuto, noto per i suoi arrangiamenti complessi e un'atmosfera distintiva che incanta l'ascoltatore. Questo album trasmette una sensazione di nostalgia e malinconia, con melodie che si intrecciano in modi inaspettati, offrendo una nuova dimensione all'ascolto. La capacità del gruppo di evocare emozioni attraverso suoni audaci e sperimentali è ciò che rende "Marburg" un'opera d'arte da riscoprire.
 
                                                                         Full Album


5) Three Man Army - A Third of a Lifetime (1973) UK

Three Man Army - A Third of a Lifetime

Un power trio britannico con un sound potente e melodico, la cui qualità meriterebbe sicuramente maggiore riconoscimento. L'album è una celebrazione della musicalità pura, ricca di assoli di chitarra incendiari e groove avvincenti, che si fondono in un'esperienza di ascolto dinamica e coinvolgente. Ogni traccia si distingue per la sua unicità, mostrando la versatilità del trio e la loro capacità di fondere abilità tecnica con emozione sincera.
 
                                                                            Full Album

6) Sperrmüll - Sperrmüll (1973) Germania
 
Sperrmüll - Sperrmüll

L'affascinante debutto raro di un gruppo tedesco, impegnato in un prog sinfonico ricco di idee e brillanti intuizioni. Questo album, dotato di una forte identità sonora, dipinge paesaggi musicali densi e articolati, dove ogni brano sembra una narrazione a sé stante. La creatività e l'innovazione del gruppo si manifestano in arrangiamenti audaci che spingono i confini della forma musicale tradizionale.
 
                                                                          Full Album

7) Farm - Farm (1971) UK
 
 Farm - Farm

Un'opera psichedelica e progressiva britannica, vibrante di groove e sperimentazione che sfida le convenzioni musicali. Ogni brano è un viaggio sonoro che trasporta l'ascoltatore in mondi fantastici, arricchito da arrangiamenti audaci e da una produzione molto curata. Le sonorità di "Farm" sono un perfetto esempio di come il rock possa evolversi e farsi portavoce di nuove idee, rompendo le barriere tra generi e stili.
 
                                                                          Full Album

8) Soft Heap - Soft Heap (1979) UK

Soft Heap - Soft Heap

Una super-band formata da membri di Soft Machine, che presenta un prog jazz sperimentale e d'avanguardia, rappresentando l'apice della creatività musicale. L'album è un perfetto amalgama di improvvisazione e composizione, con tracce che fluiscono in modo fluido e senza soluzione di continuità, sfidando le aspettative del genere. Ogni membro della band porta la propria voce unica nel mix, contribuendo a creare un suono che è tanto astratto quanto affascinante, un vero e proprio capolavoro di innovazione musicale.


                                                                           Terra Nova

mercoledì 14 gennaio 2026

Jonas Lindberg & The Other Side - Time Frames (Symphonic Prog) 2025 Svezia

             Jonas Lindberg & The Other Side - Time Frames

Jonad Lindberg & The Other Side - Time Frames

Con il recente lancio del loro loro ultimo album "Time Frames" , i Jonas Lindberg & The Other Side hanno ulteriormente consolidato la loro reputazione nel panorama del progressive rock moderno. Questa recensione analizza sinteticamente il nuovo lavoro, mettendo in luce le tematiche musicali, gli arrangiamenti complessi e le performance strumentali che caratterizzano questo album. Rivolgendosi sia ad un pubblico esperto che a neofiti appassionati del genere, il post si propone di fornire una panoramica completa e critica, evidenziando le evoluzioni stilistiche rispetto ai lavori precedenti del gruppo.


Introduzione


"Time Frames"
rappresenta un punto di svolta per Jonas Lindberg & The Other Side, un album che non solo riprende le radici del progressive rock, ma le arricchisce con nuove influenze e sperimentazioni sonore. Il titolo stesso evoca l’idea di molteplici dimensioni temporali, un concetto che si riflette in ogni traccia dell’album, offrendo una narrazione musicale articolata e stratificata. Nel contesto del progressive rock, questo lavoro si distingue per la sua capacità di fondere elementi tradizionali con innovazioni sperimentali, senza perdere la coerenza artistica e la complessità strutturale che contraddistinguono il genere.


Analisi delle Tracce


Traccia 1: "End Of The Road"


La prima traccia dell’album si apre con un'introduzione atmosferica che cattura immediatamente l’ascoltatore. "End Of The Road" funge da invito per esplorare i temi del tempo e dello spazio, una caratteristica ricorrente in tutto il disco. La combinazione di chitarre e sintetizzatori crea un'atmosfera sospesa, mentre le percussioni ritmiche introducono una base solida. Il songwriting qui si distingue per la sua capacità di fondere linee melodiche fluide con assoli virtuosistici, anticipando il percorso sperimentale che si svilupperà nelle tracce successive.


Tracce 2 / 3: "Someone Like Me" e “Faces Of Stone”


In "Someone Like Me" e “Faces Of Stone” l'attenzione si concentra maggiormente sulla complessità ritmica e sugli arrangiamenti intricati. Dopo un intro acustico in “Someone Like Me” e un intro più energico in “Faces Of Stone”, le tracce presentano cambi di tempo audaci e sequenze sinfoniche che richiamano le caratteristiche dei grandi classici del progressive rock, ma con un'impronta moderna ben evidente. Le armonie vocali aggiungono profondità emotiva, mentre il lavoro strumentale, in particolare la sezione di tastiere e basso, si integra perfettamente con il ritmo pulsante della batteria. Questi brani sono un chiaro esempio dell'evoluzione stilistica della band rispetto ai precedenti lavori, dove la sperimentazione strutturale diventa il fulcro della narrazione musicale.


Traccia 4: "Galactic Velvet"


Questa traccia si distingue per la sua costruzione dinamica e l'approccio meditativo. "Galactic Velvet" si evolve lentamente attraverso diversi movimenti, offrendo un viaggio musicale che oscilla tra momenti di intensa emozione e riflessioni più intime. La sezione centrale è dominata da cambi atmosferici che mostrano tecnica impeccabile e sensibilità espressiva, elementi che evidenziano la maturità artistica raggiunta da Jonas Lindberg & The Other Side. Il brano richiama temi onirici attraverso la manipolazione degli elementi sonori che sembrano sfidare il concetto di linearità temporale.


Tracce 5 / 6: "Gruvan" e “Running Out Of Time”


"Gruvan"
e “Running Out Of Time” sono tracce dal carattere epico che uniscono la potenza di un'orchestra virtuale a un rock progressivo energico. La complessità degli arrangiamenti è notevole: i cambi di tonalità e le variazioni ritmiche sono così studiati da creare un effetto "a caldo" che mantiene l'ascoltatore sospeso tra l'incredulità e la meraviglia. Questi due brani sono caratterizzati da una scrittura musicale meticolosamente preparata, in cui ogni strumento svolge un ruolo essenziale, contribuendo a costruire un'atmosfera che evoca visioni cosmiche e meccaniche celestiali. È un esempio lampante di come l'album "Time Frames" sia un punto di svolta nell'evoluzione del progressive rock moderno.


Traccia 7: "The Wind" 17:31


L'ultima traccia dell'album conclude il viaggio con una riflessione intensa e carica di pathos. "The Wind" è un brano che unisce temi di nostalgia e speranza, in chiave quasi lirica. La progressione armonica e l'uso di effetti elettronici creano un'atmosfera malinconica ma allo stesso tempo trionfante, simbolo del continuo evolversi della band. L'interpretazione vocale è particolarmente degna di nota: la voce principale guida l'ascoltatore attraverso un percorso fatto di echi e reminiscenze, dimostrando una maturità che conferma la capacità di Jonas Lindberg & The Other Side di innovarsi pur rimanendo fedeli alle radici del genere.


Confronto con i Lavori Precedenti


Rispetto ai lavori precedenti, "Time Frames" mostra una crescita espressiva e una maggiore attenzione all’innovazione nel songwriting e negli arrangiamenti. Le produzioni passate della band erano caratterizzate da una forte impronta sia folk che rock con riferimenti classici al progressive rock degli anni ’70 e ’80, ma in questo nuovo progetto si nota un’evoluzione: la fusione di elementi elettronici, strutture temporali complesse e un approccio quasi cinematografico nel trattamento del suono. Se in passato Jonas Lindberg & The Other Side si concentravano su linee melodiche tradizionali e su una tecnica impeccabile, "Time Frames" si spinge oltre, sperimentando con nuove sonorità e arricchendo il proprio repertorio con influenze diverse ma sempre radicate nella tradizione del progressive rock.


Analisi degli Elementi Musicali e dell'Interpretazione Artistica


Una delle caratteristiche più interessanti di "Time Frames" è la capacità della band di unire virtuosismo tecnico e profondità compositiva. I brani, pur essendo articolati e complessi, non perdono di vista l'importanza della narrazione emotiva. Gli arrangiamenti sono frutto di una scrittura attenta e di una arringa collettiva che valorizza ogni strumento, creando un equilibrio perfetto tra tecnica e sentimento. Le performance strumentali, che includono assoli di chitarra, sezioni di tastiere particolarmente suggestive e un uso sapiente della sezione ritmica, costituiscono la spina dorsale dell’album. Questi elementi, insieme a una produzione che sa sfruttare al meglio sia gli spazi acustici che quelli elettronici, rendono "Time Frames" un’opera d’arte destinata a lasciare un segno indelebile nel panorama del progressive rock moderno.
Il lavoro di Jonas Lindberg, come frontman e compositore, emerge in maniera significativa attraverso quest’album. La sua capacità di raccontare storie attraverso le melodie e le strutture musicali si sposa perfettamente con l’approccio innovativo della band, rendendo questo lavoro non solo un aggiornamento stilistico, ma una vera e propria evoluzione artistica. La composizione delle tracce mostra una notevole coerenza tematica, dove ognuna contribuisce alla narrazione complessiva del tempo come elemento polimorfico, capace di assumere molteplici significati e riflessioni.


Giudizio Complessivo


In conclusione, "Time Frames" dei Jonas Lindberg & The Other Side rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per gli appassionati di progressive rock. L’album riesce a coniugare la tradizione del genere con innovazioni audaci e sperimentazioni solari, offrendo una serie di brani che spaziano da momenti di intensa epicità a passaggi meditativi e introspettivi.
L’intera struttura dell’album, richiama il concetto del tempo come dimensione fluida e onni-presente, tema che si riflette in ogni traccia grazie a songwriting accurati, arrangiamenti ben studiati e performance tecniche di alto livello. Il confronto con i lavori precedenti evidenzia come i Jonas Lindberg & The Other Side abbiano saputo evolversi mantenendo una fedeltà alla loro essenza musicale, ma al contempo spingendosi verso nuove frontiere espressive. Con "Time Frames", la band regala ai fan un'esperienza sonora che è al tempo stesso intellettualmente stimolante e emotivamente coinvolgente.
Per i puristi del progressive rock e gli appassionati del genere, quest’album rappresenta un invito a riflettere sulle molteplici sfumature del tempo e a immergersi in un viaggio musicale che attraversa dimensioni diverse. La qualità del songwriting, la maestria degli arrangiamenti e la forza delle performance strumentali fanno di "Time Frames" un lavoro destinato a rimanere impresso nella storia del progressive rock moderno, consolidando ulteriormente il prestigio di Jonas Lindberg & The Other Side.


Conclusione


"Time Frames"
si configura come un album ricco di spunti e riflessioni, capace di soddisfare sia i veterani del genere che i nuovi ascoltatori che si avvicinano al progressive rock. La capacità della band di reinventarsi mantenendo un dialogo rispettoso con il passato, insieme all’audacia di sperimentare con nuove sonorità, rende questo lavoro una tappa fondamentale nel percorso artistico di Jonas Lindberg & The Other Side.
In definitiva, "Time Frames" non è solo un aggiornamento stilistico: è un manifesto del progressive rock moderno, in cui ogni traccia offre una prospettiva unica e stimolante. L’evoluzione rispetto ai lavori precedenti è evidente e ben calibrata, e questo rende l’album indispensabile per chi cerca musica che unisca la tradizione del rock progressivo a esplorazioni sonore innovative. i Jonas Lindberg & The Other Side hanno saputo coniugare tecnica, emozione e innovazione in un'opera che saprà farsi apprezzare e analizzare da critici ed appassionati, confermandosi come uno dei gruppi più interessanti e dinamici della scena attuale.
Per tutti coloro che desiderano un’esperienza musicale profonda e articolata, "Time Frames" è un viaggio imperdibile nel tempo, nello spazio e nelle infinite possibilità offerte dalla creatività musicale.

                                                                           The Wind

Discografia:

Jonas Lindberg - The Other Side (2014)

Jonas Lindgerg & The Other Side - Pathfinder (2016)

Jonas Lindberg & The Other Side - MIles From Nowhere (2022)

domenica 11 gennaio 2026

Big Big Train - Woodcut 2026 (Symphonic Prog) UK

                                   Big Big Train - Woodcut 

Big Big Train - Woodcut
 

Finalmente l'attesa è quasi finita: il 6 febbraio 2026, i fan dei Big Big Train potranno mettere le mani su Woodcut, 16 tracce per una durata complessiva di 66 minuti, il nuovo album che segna un’evoluzione stilistica nel percorso della band. In questa recensione esploreremo nel dettaglio ciò che il gruppo ha in serbo per i suoi fan, analizzando la tradizione del progressive rock che contraddistingue il loro stile e mettendo in evidenza le innovazioni che li attendono in questo lavoro. Dalle influenze musicali alle scelte stilistiche, passando per un confronto con i loro precedenti album, il nostro approfondimento vuole offrire un quadro completo per chiunque, sia i fan storici che i nuovi ascoltatori, voglia immergersi in questo viaggio musicale.

Contesto: Il Viaggio Musicale dei Big Big Train

Sin dai loro inizi, i Big Big Train hanno saputo caratterizzare il proprio stile con una firma musicale inconfondibile, intrecciando melodie ricercate, arrangiamenti complessi e una narrazione sonora che trascende il semplice ascolto verso un’esperienza quasi cinematografica. Nei loro lavori precedenti, album come "The Underfall Yard" e "Folklore" hanno lasciato un'impronta indelebile nel panorama del progressive rock. Con Woodcut, la band promette un’evoluzione che, pur mantenendo il cuore e l’anima del loro DNA, introduce nuove influenze e sperimentazioni innovative.

L'album si inserisce in un momento di riflessione e maturazione per la band, con un approccio che abbraccia sia la tradizione delle sonorità vintage che l’innovazione nella struttura e nell’orchestrazione. Il termine "Woodcut" non è casuale: esso richiama immagini di incisioni su legno, simbolo di arte che richiede pazienza, dedizione e una profonda connessione con le radici della tradizione artistica. Allo stesso modo, la band ha lavorato con meticolosità per incidere nuove linee melodiche e temi che riflettono il percorso interiore e musicale degli ultimi anni.

Per i fan di lunga data, questo album rappresenta una sfida emozionante: da un lato, vi sarà il conforto di ritrovare elementi familiari, dall’altro, l’innovazione che spingerà il confine del progressive rock verso territori inesplorati. Le influenze che si percepiscono in Woodcut spaziano dalle orchestrazioni sinfoniche tipiche dei primi lavori alle nuove sonorità elettroniche e acustiche che abbracciano un ventaglio di emozioni che non si sono mai viste prima.

Approfondimento dei Brani: Tematiche e Scelte Stilistiche

Pur evitando spoiler dettagliati su testi e melodie, è possibile delineare alcuni spunti che caratterizzano le tracce di Woodcut. L’album si compone di pezzi che alternano momenti di intensità emotiva a liriche riflessive, creando un equilibrio perfetto tra la narrazione personale e quella collettiva. I brani si aprono con arrangiamenti delicati, per poi crescere in complessità, evidenziando l’abilità della band nel costruire tensione e rilasciarla in climi di sperimentazione sonora.

Un elemento centrale di questo album è l’uso di interludi orchestrali e passaggi strumentali che evidenziano l’importanza del setting musicale, quasi come una cornice narrativa in cui ogni traccia diventa un capitolo della storia complessiva. Il leitmotiv che lega l’intero album è la ricerca di nuove sensazioni sonore, in cui la tradizione del progressive rock viene reinterpretata attraverso arricchimenti di texture e dinamiche.

Le scelte stilistiche dei Big Big Train in questo progetto si basano sul contrasto tra il familiare e l’innovativo. In alcuni brani si possono riconoscere influenze che richiamano i lavori più classici della band, con un'attenzione particolare alla costruzione di atmosfere malinconiche e avvolgenti, mentre in altri si sperimentano ritmi più incalzanti e arrangiamenti moderni, che dimostrano una volontà di spingersi oltre i confini tradizionali.

Particolare rilevanza assumono anche i temi lirici: la riflessione sul tempo, la memoria e le metafore legate al mondo naturale sono elementi ricorrenti che invitano l’ascoltatore a una profonda introspezione. La band, infatti, sembra voler trasmettere un messaggio universale, facendo da ponte tra il passato e il presente, unendo storie personali a riflessioni collettive che coinvolgono il pubblico in maniera intensa.

Ogni traccia è stata accuratamente studiata per creare un percorso sonoro coeso, e sebbene l’album offra molte sorprese, l’enfasi è posta sulla qualità dell’esperienza d’ascolto piuttosto che su stravaganti rivelazioni. Questa scelta si rivela particolarmente apprezzata sia dai fan storici che dai nuovi ascoltatori, che troveranno in Woodcut un equilibrio perfetto tra riconoscibilità e rinnovamento.

Paragone con Album Precedenti: Un’Evoluzione Stilistica

Quando si guarda al catalogo dei Big Big Train, diventa immediatamente evidente come ogni album rappresenti una tappa evolutiva. I precedenti lavori, pur essendo amati per la loro coerenza e profondità emotiva, hanno sempre mostrato una certa staticità nelle strutture musicali. Con Woodcut la band rompe volutamente con tale schema, proponendo un lavoro ricco di innovazioni che si integrano perfettamente pur rispettando le radici del loro stile.

Alcuni fan hanno paragonato questo nuovo album a un ponte tra le sonorità più classiche di album come "The Underfall Yard" e le sperimentazioni più recenti, in cui la band ha iniziato a esplorare territori sonori meno convenzionali. In Woodcut Tuttavia, ciò che si percepisce è una volontà di fare proprie nuove influenze senza abbandonare la propria identità. Il risultato è un album che equilibra sapientemente tradizione e innovazione, confermando la capacità dei Big Big Train di reinventarsi senza perdere quell’essenza che li ha sempre contraddistinti..

Il confronto con i precedenti album rivela chiaramente il percorso evolutivo intrapreso dal gruppo: se prima la forza narrativa era sostenuta da arrangiamenti orchestrali inconfondibili, ora si aggiunge una dimensione più poliedrica che mischia elementi acustici e digitali. Questa fusione di stili permette di riscoprire vecchie emozioni in chiave contemporanea, rendendo Woodcut un’opera che guarda al futuro pur mantenendo un profondo legame con il passato.

Per i fan, questo nuovo lavoro non è solo un’ulteriore pubblicazione all’interno del catalogo, ma un vero e proprio punto di svolta. Le tracce, pur riprendendo simbologie e motivi ricorrenti dei lavori precedenti, si presentano in forme diverse, offrendo nuove prospettive e interpretazioni, e questo rende ancora più stimolante l’ascolto per chi ha seguito il viaggio musicale della band negli anni.

Influense Musicali e Scelte Stilistiche

Uno degli aspetti più interessanti di Woodcut riguarda le influenze musicali che hanno ispirato il gruppo durante la fase di composizione. La band si rifà a un ampio spettro di riferimenti, che spaziano da classici del progressive rock a sonorità folk e orchestrali. Questa miscela di elementi crea un’opera stratificata, in cui ogni nuovo ascolto può rivelare nuovi dettagli e sfumature.

L’approccio adottato dai Big Big Train in questo album denota una volontà di sperimentare senza rinunciare alla profondità emotiva e concettuale che da sempre caratterizza il loro lavoro. La scelta di integrare elementi acustici con passaggi elettronici, abbinati a sezioni sinfoniche, dimostra quanto il gruppo stia cercando di espandere il proprio universo musicale. Non si tratta più solo di presentare un album, ma di offrire un’esperienza multisensoriale che coinvolge l’ascoltatore su vari livelli.

In particolare, le tracce di Woodcut sembrano voler abbattere i confini tra diversi generi, creando un terreno fertile dove il progressive rock si fonde con toni moderni e tecniche di produzione avanzate. Questo mix, pur risultando audace, è firmato da una meticolosità nella cura dei dettagli che permette al prodotto finale di mantenere coerenza e integrità artistica. La band ha saputo reinterpretare le proprie radici musicali in chiave contemporanea, offrendo così uno sguardo rinnovato sulle tradizioni del genere.

Un altro punto di forza di Woodcut è l’attenzione ai testi, che, pur rimanendo enigmatici e simbolici, riescono a dialogare con l’ascoltatore su temi universali come l’identità, il cambiamento e il passare del tempo. In questo modo, l’album diventa non solo una collezione di brani, ma un vero e proprio racconto sonoro che invita a riflettere, stimolando un coinvolgimento che va ben oltre il semplice ascolto passivo.

Conclusioni: Perché Woodcut è Imprescindibile per i Fan

Dopo un’analisi così approfondita, è chiaro che Woodcut rappresenta molto più di un semplice album: è un punto di svolta nella carriera dei Big Big Train e un’opera che contiene in sé l’essenza del progressive rock contemporaneo. Con una data di uscita fissata per febbraio 2026, Woodcut si propone di essere un'opera cardine, capace di consolidare il legame tra i fan di vecchia data e attirare nuovi appassionati del genere.

La capacità del gruppo di fondere tradizione e innovazione, di reinventarsi mantenendo intatta la propria identità artistica e di sperimentare nuovi territori sonori, rende questo album imprescindibile. I fan possono aspettarsi una narrazione sonora coinvolgente, arricchita da un uso sapiente delle orchestrazioni e da arrangiamenti che sapranno sorprendere senza snaturare il carattere distintivo della band.

In Woodcut, ogni traccia è studiata per offrire un’esperienza d’ascolto completa, capace di toccare corde emotive profonde e di invitare alla riflessione. Le scelte stilistiche audaci e le influenze variegate sono il risultato di anni di esperienza e di un continuo desiderio di evolversi, fattori che fanno di questo album una tappa fondamentale nel percorso dei Big Big Train.

Per i fan storici, Woodcut rappresenta la conferma che la band non smette mai di reinventarsi e di spingersi oltre i confini del convenzionale, mantenendo sempre alta la qualità artistica che li ha contraddistinti nel corso degli anni. Per i nuovi ascoltatori, invece, si tratta di un'opportunità unica per scoprire un mondo sonoro ricco di emozioni e di storie, capace di coinvolgere fin dal primo ascolto.

In conclusione, questa recensione album vuole essere un invito: preparatevi a vivere un'esperienza musicale senza precedenti con Woodcut. L'album, con la sua data di uscita nel febbraio 2026, promette di diventare un punto di riferimento nel panorama del progressive rock, riaffermando il ruolo innovativo e il talento indiscusso dei Big Big Train. Non perdete l'occasione di lasciarvi trasportare in un viaggio musicale in cui ogni nota racconta una storia e ogni arrangiamento è una pennellata su una tela sonora in continua evoluzione.

Sia che siate fan di lunga data o nuovi curiosi del genere, Woodcut è destinato a diventare un album imprescindibile, capace di emozionare e di sorprendere ad ogni ascolto. La sua capacità di unire passato e presente, tradizione e innovazione, rende questo lavoro un vero e proprio must-have per chiunque ami il progressive rock e le esperienze musicali profonde e coinvolgenti.

Prepariamoci dunque per febbraio 2026, in attesa dell'uscita di Woodcut, e accogliamo questo nuovo capitolo con entusiasmo e curiosità. La band ha saputo trasformare la propria evoluzione in un’opera d’arte che promette di arricchire ulteriormente il loro catalogo, offrendo a tutti noi un viaggio sonoro capace di sorprendere, emozionare e lasciare un segno indelebile nel cuore degli ascoltatori.

In definitiva, Woodcut dei Big Big Train non è solo un album: è una dichiarazione di intenti, un manifesto di innovazione e un tributo al potere trasformativo della musica. Per questi motivi, non vediamo l’ora di immergerci in questo nuovo mondo sonoro e di scoprire, brano dopo brano, cosa rende questo lavoro così prezioso per la storia della band e per il panorama del progressive rock.

Io l'ho già acquistato in pre-ordine, e voi cosa state aspettando?

Per l'acquisto e per un primo ascolto:

https://bigbigtrain.bandcamp.com/album/woodcut-24-bit-hd-audio

Tracks list:

 01) Inkwell Black                                                                                                                                         02) The Artist                                                                                                                                                 03) The Lie Of The Land                                                                                                                               04) The Sharpest Blade                                                                                                                                 05) Albion Press                                                                                                                                             06) Arcadia                                                                                                                                                   07) Second Press                                                                                                                                           08) Warp And Weft                                                                                                                                       09) Chimaera                                                                                                                                                 10) Dead Point                                                                                                                                             11) Light Without Heat                                                                                                                                 12) Dreams In Black And White                                                                                                                 13) Cut And Run                                                                                                                                           14) Hawthom White                                                                                                                                     15) Counting Stars                                                                                                                                       16) Last Stand

Line-up:

Alberto Bravin – voce solista, chitarre acustiche ed elettriche, tastiere, Moog, Mellotron

Nick D’Virgilio – batteria, percussioni, tastiere, chitarre acustiche e a 12 corde, voce

Oskar Holldorff – pianoforte a coda, pianoforti elettrici Wurilitzer e Fender Rhodes, organo Hammond, Mellotron, sintetizzatori, voce

Clare Lindley – violino, chitarra acustica, voce

Paul Mitchell – tromba, tromba piccola, voce

Rikard Sjöblom – chitarre a 6 e 12 corde, organo Hammond, voce

Gregory Spawton – basso, pedali per basso, chitarra acustica a 12 corde, Mellotron, voce

                                                                                                       

                                                             The Artist - Official video

                                                      The Sharpest Blade - Official video